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Lirica

E la Tosca prova il Petruzzelli,
prima volta del teatro rinato

Pausa nell’allestimento dell’opera di Puccini, l’orchestra diretta da Palumbo al test acustico del politeama

La prova al Petruzzelli

La prova al Petruzzelli

BARI — Mai prova d’orche­stra fu così speciale. Per la pri­ma volta dall’incendio la mu­sica è risuonata nel Petruzzel­li ricostruito, con un blitz a sorpresa del direttore Renato Palumbo e della Sinfonica ba­rese. Che ha saggiato le quali­tà acustiche del teatro ese­guendo nel golfo mistico qualche passo di Tosca, l’ope­ra che da lunedì andrà in sce­na al Piccinni. Momento ma­gico, quello di ieri, vissuto in un clima di grande commo­zione dai musicisti e dai po­chi altri presenti, tra cui il so­vrintendente Giandomenico Vaccari. Per Domenico Colaianni, barese doc, è stato persino difficile trattenere l’emozione quando è stato invitato da Pa­lumbo a intonare le battute dell’ Angelus che precedono l’ingresso di Cavaradossi in scena. Poi, tutti di nuovo al Piccinni, per gli ultimi detta­gli di Tosca, che l’ente lirico propone quasi completamen­te con lo stesso cast previsto in un primo momento per il Macbeth, rinviato a settem­bre 2010 perché compatibile solo col palco del Petruzzelli.

Questa Tosca è una ripresa dell’allestimento di due anni fa, con le scene di Tommaso Lagattolla. «Ma l’immagine ­spiega la regista, Elena Barba­lich - sarà più pulita con l’in­serimento di un tulle: un fil­tro che a Daniel Oren dava fa­stidio ». Stavolta a dirigere l’Orchestra della Provincia c’è, per l’appunto, Renato Pa­lumbo. Ma il cast musicale è diverso non solo sul podio. Cambia innanzitutto la prota­gonista. L’eroina pucciniana non ha più la voce di Hui He, ma di Maria Guleghina, altra star internazionale del teatro d’opera. «La sua Tosca - spiega la re­gista veneziana - sarà molto differente. D’altro canto, con la personalità di un interpre­te bisogna necessariamente fare i conti». Ma in cosa sarà diversa? «Maria Guleghina è molto più passionale - spiega la Barbalich - mentre Hui He aveva una visione intima e in­trospettiva. Naturalmente ri­mane la mia idea, che, però, va adattata al cantante».

L’idea è di far emergere il le­game sensuale tra Tosca e Ca­varadossi nel primo atto, per poi accendere i riflettori sulla posizione della protagonista, una donna torturata. «Ho, quindi, scelto di eliminare il lato divistico del secondo at­to perché - spiega la regista ­è molto più importante evi­denziare ciò che accade. Del resto, i personaggi vivono in relazione ai rapporti con gli altri». E col pubblico, soprat­tutto quando si parla di un’icona come Tosca . «Per questo - racconta la Barbalich - non volevo lasciare una grif­fe. Piuttosto mi interessava evidenziare la raffinatezza di un dramma quasi cinemato­grafico. Perché Puccini, non c’è dubbio, è stato un cine­asta ante litteram. Con le sue visioni di Roma, i primi piani sui particolari, era molto avanti. E per un regista che af­fronta Tosca non rimane che rilevarne le sfumature».

Non che Elena Barbalich ri­tenga Tosca inadatta al teatro di regia. «Ne ho vista una stra­ordinaria realizzata da Car­sen », racconta. «D’altro can­to, se Tosca è un’icona, le si possono mettere i baffi co­m’è stato fatto alla Gioconda. Però non sento questa neces­sità, pur essendomi presa le mie libertà». Poteva essere Macbeth subito, nel Petruz­zelli. Ma adesso non c’è alcun rammarico, solo la felicità per la riapertura del teatro. Tra un anno il cast rimarrà praticamente lo stesso: Barba­lich, Palumbo, Guleghina. Quanto basta per considerare questa Tosca una prova gene­rale di quello che sarà.

Francesco Mazzotta
18 settembre 2009© RIPRODUZIONE RISERVATA

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